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Salmonetes con habitas baby encebolladas y falsa carbonara de brócoli

Buenos dias,

Ultimamente en el trabajo tenemos muchísimo curro y están siendo semanas complicadas, apenas me queda tiempo para escribir, ni subir recetas… Tengo examen de ingles en una semana y media y no llego… no se quien invento este idioma pero lo podía haber hecho más fácil. Así que entre unas cosas y otras ando bastante liada. 

Pero bueno como nuestro huerto ya empieza a dar sus frutos, entre folio y folio salgo a recoger mis habas, que este año con el calorcito y la lluvia están inmensas y por supuesto os tenia que enseñar una receta con ellas. Lastima que no podáis probarlas por que están espectacular… tiernas… dulces…

Cuando las cosas las haces con cariño y sin productos químicos los resultados son geniales, más adelante o iré enseñando fotos de nuestro huerto que ya luce pequeñas matas de tomate, pepino, calabacín… Ya lo veréis y haré recetas con nuestras hortalizas.

Con esta receta participo en un concurso para bloggers de comida sana en Freshvana

Hoy os dejo una receta de habas y salmonetes que preparareis en 20 minutos.

habas con salmonetes

Ingredientes para 2 personas

150 g de habas baby

4 salmonetes

1/2 cebolleta tierna

Unas ramas de brócoli

Una cucharada sopera de queso crema (tipo philadelphia)

50 ml de nata para cocinar

Queso parmesano rallado (al gusto)

Aceite de oliva

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Elaboración.

Empezaremos con las habas, ponemos una cacerola con agua a hervir y un puñadito de sal. Cuando rompa a hervir añadimos las habas peladas, y cuando vuelva a romper a hervir retiramos del fuego.

Partimos la cebolleta muy pequeña (con aceite)  y salteamos hasta que empiece a ponerse trasparente, en ese momento añadimos las habas, un punto de sal y saltemos 5 minutos.

En otra sartén pondremos los salmonetes, que os los preparen en la pescadería sin espinas ni escamas, totalmente limpios. Cuando la sartén este bien caliente ponemos un poco de aceite y doramos los salmonetes por ambos lados. Si son pequeños con 2 minutos por cada lado estarán hechos de sobra.

Y solo nos falta preparar la “falsa Carbonara”, tenemos que tener el brócoli previamente cocido, (con el resto podéis sofreirle unos ajitos y añadirle jamón, esta muy rico). Ponemos en una sartén las ramitas de brócoli picadito, añadimos una cucharada grande de queso crema, removemos bien hasta que se deshaga, añadimos las nata y el parmesano rallado, removemos bien y dejamos hasta que la salsa espese.

Ya tenemos todos los ingredientes de nuestro plato preparados, ahora vamos a emplatar.

En el fondo del plato ponemos las habitas, encima pondremos los salmonetes y por ultimo cubrimos con nuestra salsa. Podéis decorar con trozos de brócoli y sal negra, para dar un toque de color a vuestros platos.

Fácil no???

habas con salmonete

3 comentarios on Salmonetes con habitas baby encebolladas y falsa carbonara de brócoli

  1. María
    mayo 10, 2013 a las 4:17 pm (5 años ago)

    jopetas que ricoooo

    Responder
    • Elena
      mayo 10, 2013 a las 11:49 pm (5 años ago)

      Gracias Maria!!! estaba riquísimo, es que ya no se como esconder los sabores del pescado para mi chico se lo coma… jejeje
      Por cierto, que tal tu quemadura? espero que no haya sido nada!
      Besos

      Responder
  2. mendota ins
    marzo 15, 2017 a las 10:46 am (9 meses ago)

    bac Tuan oi, cam kich tam long cua bac (co le cung la tam tu cua nhieu nguoi tung chung kien moi khi co dip ve mien que/ vung cao cua nuoc minh).

    Responder

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Relazione alla Direzione

Pubblicato il 6 mar 2013

di Paolo Ferrero -
Innanzitutto voglio esprimere il profondo ringraziamento per i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista che sono state la spina dorsale della campagna elettorale di Rivoluzione Civile. L’intelligenza e la generosità dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista deve essere sottolineata perché il risultato elettorale brutalmente negativo non cancella l’importanza e l’indispensabilità di questa comunità.
La discussione che dobbiamo aprire a tutto campo dopo l’insuccesso elettorale deve quindi innanzitutto coinvolgere tutti i compagni e le compagne, perché questa comunità politica rappresenta il principale patrimonio da cui ripartire.
Per questo ritengo necessario che la segreteria nazionale rimetta il proprio mandato al Comitato Politico nazionale: è un atto dovuto dopo una sconfitta così pesante per aprire una discussione vera a tutti i livelli, non un segnale di scarico di responsabilità o peggio ancora di fuga.
Su questa base mi pare necessario che il Congresso che dobbiamo fare sia preceduto da un percorso di analisi, inchiesta e discussione che coinvolga tutti i compagni e le compagne e tutti coloro che al di fuori di Rifondazione sono interessati alla costruzione di una sinistra antiliberista in Italia.
In altri termini ritengo che non abbiamo bisogno di una resa dei conti all’interno del gruppo dirigente – che sarebbe un atto distruttivo del partito – ma di aprire una straordinaria fase di discussione che ridefinisca il ruolo dei comunisti nell’attuale fase politica. Il centro della nostra attenzione deve essere la ridefinizione di una proposta politica all’altezza dei problemi, scavando, analizzando, discutendo, in un percorso che riconsegni il destino del partito a tutti gli iscritti e le iscritte. A Rifondazione Comunista serve una proposta politica forte, non una rissa: da questo punto di vista il metodo è sostanza e il percorso che sceglieremo sarà decisivo per determinare la qualità del risultato.
La riunione della Direzione di oggi che sarà seguita dal Comitato Politico Nazionale del 9 e 10 marzo – che propongo di riunire in forma aperta con la partecipazione di tutti i segretari provinciali – è quindi un primo passo di questa discussione e la mia introduzione lungi dall’avere velleità di completezza, è solo un primo contributo in tal senso.
a. Com’è evidente le elezioni ci consegnano un quadro politico terremotato rispetto alla situazione precedente e con enormi difficoltà a dar vita ad un governo stabile. Ho citato molte volte Weimar per descrivere la situazione italiana, questo riferimento è tanto più corretto oggi. Oltre al bipolarismo è la Seconda Repubblica che è crollata in questa tornata elettorale. A partire da questo dato vorrei sottolineare due elementi. In primo luogo il voto è stato contro il sistema politico, per certi versi contro l’Europa e contro l’austerità. In particolare va sottolineato come l’assenza di un conflitto di classe generale – con una enorme responsabilità del sindacato – ha consegnato appieno il disagio sociale al tema della lotta al sistema politico e ai privilegi della “casta”. Così nelle elezioni ha vinto Grillo che ha rappresentato in pieno queste istanze, ha perso meno di quanto previsto Berlusconi, mentre è stato punito chi ha rappresentato le politiche dell’austerità (Monti) e chi più di tutti si è fatto carico nell’anno scorso della stabilità del quadro politico per realizzare quelle politiche (PD). Il terremoto non è quindi “neutro” ma sia pure in forme confuse esprime un disagio profondo verso le politiche di austerità. La seconda considerazione è che non dobbiamo scambiare questo terremoto con una rivoluzione. Non ci troviamo davanti all’apertura di una nuova fase ma all’esplicitarsi e all’aggravarsi della crisi organica della seconda repubblica e delle politiche neoliberiste. Dalle elezioni non emerge una alternativa ma l’amplificazione e l’evidenziazione della crisi organica del sistema, politico in primo luogo. Per questo la situazione politica è destinata a grande instabilità ed allo scontro di varie proposte politiche. Dalla proposta del PD di un dialogo con Grillo, alla proposta di Berlusconi di un governo di larghe intese finalizzato ad una riforma elettorale in senso presidenzialista, alle tentazioni della Lega Nord di usare la presidenza delle regioni del nord per praticare un vero e proprio scardinamento dell’assetto istituzionale del paese. Le variabili che si possono determinare sono molte e chiederebbero una relazione apposita per essere analizzate, cosa che non può essere fatta qui oggi. Analizzeremo meglio questa situazione in CPN.
b. La lettura delle elezioni come ulteriore elemento di crisi del sistema piuttosto che come fuoriuscita da questa crisi la si vede bene guardando alle caratteristiche del vincitore di queste elezioni, al partito di Grillo. Grillo non propone una piattaforma organicamente alternativa al neoliberismo. Grillo da voce ed amplifica ogni disagio sociale, lo riconduce sempre al tema della casta e del sistema politico occultando ogni radice di classe del disagio medesimo. Grillo fa leva sul senso comune di massa così come è stato prodotto da un ventennio berlusconiano e lo contrappone al sistema politico. Nella contrapposizione tra popolo e “partiti” vi è la cifra politica del successo di Grillo: sufficiente a scardinare un sistema in crisi, non a ricostruire una nuova realtà. Per questo credo che Grillo rappresenti un punto di passaggio della crisi più che il suo esito definitivo. Da questo punto di vista Grillo è indubbiamente un effetto – non neutro ma un effetto – piuttosto che una causa della deflagrazione del sistema o una soluzione alla stessa. Il punto non è la demonizzazione di grillo ma la comprensione della ragione del suo successo al fine di riformulare in modo efficace la nostra proposta politica di alternativa al neoliberismo e al capitalismo.
c. In questo contesto abbiamo il pesante insuccesso della lista Rivoluzione Civile. Qui occorre a mio parere discutere bene per vedere i problemi e correggerli per il futuro. A questo riguardo vi propongo solo tre considerazioni, una di natura strategica e due di natura tattica. Innanzitutto occorre confrontarsi se è stato giusto perseguire l’obiettivo di una lista di sinistra autonoma dal centro sinistra. Io ho sempre pensato e continuo a pensare di si. Penso che abbiamo fatto bene a posizionarci duramente contro il governo Monti, a dar vita alla manifestazione del 12 maggio contro il governo Monti ed a operare affinché la FdS diventasse il punto di coagulo di una alternativa di sinistra. Purtroppo dopo la manifestazione del 12 maggio la scelta degli altri soggetti della Federazione della Sinistra di inseguire il PD, hanno pesantemente indebolito questa prospettiva. Nonostante questo abbiamo continuato a cercare un percorso unitario a sinistra con la manifestazione No Monti day del 27 ottobre sia con Cambiare si può che da ultimo con Ingroia. Nella discussione che dobbiamo aprire mi pare sia necessario dare un giudizio chiaro sul percorso che abbiamo fatto e se confermiamo o meno l’obiettivo che abbiamo perseguito in questi anni e mesi. Su questo dobbiamo essere chiari. In secondo luogo è evidente che il modo in cui siamo riusciti a dar vita a Rivoluzione Civile è stato piuttosto abborracciato. Una parte delle forze che hanno dato vita a RC lo hanno fatto per necessità più che per convinzione e data la scarsità di tempi non vi è stato alcun percorso democratico nella costruzione delle liste. In terzo luogo penso però che le elezioni le abbiamo perse in campagna elettorale. La lista aveva una potenzialità di voto ben maggiore del 2% e tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale lo hanno toccato con mano. Nella chiarezza che il superamento della soglia da parte di Rivoluzione Civile non avrebbe magicamente risolto tutti i problemi, voglio però dire con chiarezza che si poteva fare meglio. Per non citare che due problemi, la scarsa presenza dei temi sociali nel profilo complessivo della lista ed un continuo tentennamento nei confronti del PD che non ha permesso la definizione di una identità forte della lista. I limiti di impostazione e gestione della campagna elettorale hanno pesato molto: Chi votava PD votava per il meno peggio, chi votava Grillo votava per bastonare il palazzo, non siamo riusciti a comunicare chiaramente a cosa serviva il voto a Rivoluzione Civile. Io penso cioè che il risultato elettorale negativo non era iscritto nella presentazione della lista Rivoluzione Civile – pur con tutti i suoi limiti – ma sia stato il frutto di una incapacità di dare il senso compiuto di alternativa che pure nel programma di Rivoluzione Civile era assai ben espresso. Questo è a mio parere il punto politico centrale su cui occorre riflettere e scavare: la capacità di dotarsi di una cultura e di una proposta politica in grado di reggere a livello di massa il nodo dell’utilità di una sinistra antiliberista nel nostro paese.
d. In questo contesto, in cui la crisi è entrata in una fase ancora più acuta, mi pare necessario ragionare da dove ripartire per costruire una sinistra anticapitalista all’altezza del livello dello scontro. Non si tratta di una discussione burocratica ma piuttosto di ragionare sui nodi fondanti il senso della nostra militanza comunista qui ed ora. Lo dobbiamo fare tenendo d’occhio le scadenze politiche ravvicinate ma soprattutto aprendo un dibattito di fondo. Dobbiamo arrivare ad un Congresso che ci aiuti a fare un passo in avanti a partire da una ipotesi politica forte. Io penso che dobbiamo ripartire da due elementi: in primo luogo Rifondazione Comunista, che deve innovare profondamente le modalità di funzionamento e di organizzazione, ma che rappresenta oggi – pur nelle difficoltà – la principale risorsa per la costruzione di un polo della sinistra di alternativa in Italia. In secondo luogo la necessità di riprogettare in modo unitario ed innovativo un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista che raccolga tutti coloro che sono disponibili a questa prospettiva, a partire da coloro che la condividono all’interno di Rivoluzione Civile. Credo cioè che dobbiamo aprire un percorso di analisi inchiesta e discussione per mettere a nudo le insufficienze che ci hanno caratterizzato e precisare meglio il nostro progetto. Lo dobbiamo fare in una discussione larga, che coinvolga tutto il mondo della sinistra antiliberista, dobbiamo aprire uno spazio pubblico di discussione su questo. In particolare vedo alcuni nodi che devono essere discussi a fondo. In primo luogo dobbiamo capire meglio la realtà sociale nella sua articolazione attuale. Troppo spesso parliamo della società in modi generici e prive di determinazioni reali. Pensiamo solo alla realtà giovanile per non fare che un esempio. In secondo luogo dobbiamo fare un salto di qualità nella proposta politica per quanto riguarda la crisi, di cui siamo in grado di descrivere gli effetti ma non di avanzare proposte chiare, a partire dal nodo del rapporto con l’Europa. In terzo luogo il tema della ridefinizione del rapporto tra la società e la politica intrecciato con il tema della crisi della politica. In questo ambito affrontare il nodo specifico del rapporto tra il nostro partito e la società, della ridefinizione del ruolo di un partito comunista oggi. Basti pensare all’intuizione del partito sociale che è diventata solo molto parzialmente un terreno di azione concreta.

Ho citato questi punti politici da affrontare non perché li ritenga esaustivi ma perché ritengo necessario che dobbiamo partire dalla sconfitta elettorale per fare un salto di qualità nell’analisi, nella proposta politica e nella capacità di innovare, non chiuderci in noi stessi.

219 Commenti

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      Cara Zelda, mi dispiace pe te, ma te lo devo dire: tu ti diverti di molto male. Anzi, per fare delle cose di questo genere significa proprio che hai una vita piuttosto triste.
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      Rispondi
  33. Mirco Mosè Tincani 10 marzo 2013 - 6.35

    La sconfitta Paolo non è elettorale, è culturale e politica. Se vogliamo fare la rivoluzione e cambiare il mondo e ci facciamo prendere da tanto sconforto per l’insuccesso elettorale b’è, penso allora che sia stato un giusto risultato. Non abbiamo capito che un modo di fare politica d’intendere il partito, la democrazia rappresentativa, borghese e liberale, sono al capolinea, il capitalismo che trova nell’ideologia neoliberista con la dittatura del libero mercato, ha finito la sua spinta propulsiva. Purtroppo noi Comunisti siamo arrivati all’appuntamento nel peggiore dei modi possibili, senza strumenti e con molte idee confuse, d’altra parte veniamo da una pesante sconfitta e tutti questi passaggi sono inevitabili, l’evoluzione culturale e antropologica dell’uomo ha tempi storici, è un’illusione che le cose cambiano così rapidamente, è solo una facciata o meglio la parte più superficiale. Rifondazione Comunista è nata con una grande speranza, ridare ai Comunisti ed alla falce e martello un’accezione positiva, analizzando ed elaborando un nuovo paradigma, in questi 20 anni non siamo riusciti, perchè comunque devi fare i conti con la realtà, economica, sociale e umana dello stesso personale politico, dei militanti, degli intellettuali etc….pertanto non sono formulette di aggregazione con sigle di partiti o categorie come società civile o movimenti che ci dovrà muovere, nella discussione e nel confronto fra di noi e col mondo che ci circonda, ma quale mondo futuro noi pensiamo di proporre, questa sarà la base dell’unità delle forze comuniste e della sinistra. Abbiamo l’obbligo di dare ai militanti ed alle tante donne e uomini il motivo per cui valga la pena impegnarsi, lottare e combattere per un mondo in cui vogliamo star bene, non meglio.

    Rispondi
  34. Carlo Papi.Segretario Prc Agliana (PT) 8 marzo 2013 - 20.33

    Come si poteva pensare di conquistare una pecentuale decente di voti, nel giro di un mese, con una lista nuova senza i simboli dei partiti,con un candidato ai più sconosciuto, difficilmente intellegibile alla stragrande maggioranza degli elettori di sinistra che non seguono abitualmente e con continuità le dinamiche della politica! E’ stato un ennesimo flop dopo la deludente esperienza della sinistra arcobaleno. Si vuole ancora perseverare nell’errore?

    Rispondi
  35. Tom 7 marzo 2013 - 21.37

    Con lo scandalo alla riblata della compravendita di deputati dell’ IdV sono sempre più convinto che non dovremmo più presentarci con loro.

    Rispondi
  36. Rubicante 7 marzo 2013 - 19.07

    Penso onestamente che il PRC non serva più a nulla così. Si ritorna dalle elezioni fallimentari con lo stesso apparente buono spirito di autocritica, per finire alle successive come il cane torna al suo vomito: alle solite persone inutili come Di Pietro, Diliberto e compagnia. Ma chi è che voterebbe quelle persone che a discapito degli ultimi hanno riempito, da bravi funzionari di partito, i primi posti nelle liste, dopo Ingroia? Parliamo ovviamente di Claudio Grassi, dello scontro aperto con Di Pietro per la candidatura a Lombardia 1… abbiamo dato l’ennesima prova dell’inutilità del progetto politico di RC e anche del PRC. Vendola precipita. E’ un caso? Ma se non ha articolato nulla di indipendente e si è messo in scia al PD e dopo aver imposto il sindaco a Milano, quella giunta viene amministrata come lo farebbe il PD, c’è da stupirsi? Noi siamo stati inutili perchè l’opposizione l’abbiamo subita, non l’abbiamo articolata come parte integrante del nostro progetto politico. E anche alle elezioni regionali che seguiranno infatti, già si pensa alle alleanze. A chi dice “ma diversamente moriamo” gli chiederei a cosa serve tenere in piedi quest’agonia.

    Reputo le parole di @Congiura degli eguali giuste nel senso che la dimensione di classe è l’unica dimensione entro cui collocare il PRC, se ha ancora senso una sua vita.
    Dubito ne avrà la capacità e la cultura politica: gli errori si sono stratificati su una dinamica che reputo involutiva. Va ripensata non la campagna elettorale, ma ogni aspetto della piattaforma e della sua cultura politica.

    Rispondi
  37. raffaele principe 7 marzo 2013 - 12.34

    Ripartiamo da Sinistra Europea. Questa la mia proposta. Un’idea, prima che un progetto, necessaria per affrontare questa fase storica. Perchè se il capitalismo è sempre più globale, cos’è la globalizzazione se non il dominio planetario del capitalismo che ha fatto della finanza i suoi strumenti di produzione di punta, la sinistra è sempre più frammentata, nazionalizzata e direi anche confusa. Questo nell’ambito della rappresentanza politica, mentre regge, lotta e qualche volta anche vince sul piano sociale. Vedi il referendum sull’acqua, o la raccolta di firme sulla riforma delle pensioni e del lavoro. La lotta contro la Tav, o il Ponte sullo stretto di Messina, o a Vicenza, Pomigliano, Mirafiori, Taranto ecc. Bandiere e presenze Mov5S se ne sono viste poche. Eppure nell’urna raccolgono messe di voti.
    Perchè manca un’idea di rappresentanza politica unitaria, perchè le beghe dei pur generosi gruppi dirigenti uccidono qualsiasi idea, quel pathos necessario per rappresentare nel cielo della politica il popolo della sinistra, che sono milioni di elettori.
    Bisogna costruire una Bandiera, poi ognuno ci metta sopra, nello spazio apposito, la firma che vuole.
    Parafrasando Marx, si potrebbe dire: “popolo della sinistra unisciti.”
    Definiamo, ora, alcune regole democratiche fondamentali, inventiamoci un organismo “saggio”, preposto al loro rispetto, e poi spazio per tutti. In fondo anche la chiesa ha il Conclave, ma anche tanti ordini diversissimi tra di loro.

    Rispondi
  38. Andrea 7 marzo 2013 - 11.54

    Ma di cosa stiamo a lamentarci, cosa ci si poteva aspettare da un progetto fallimentare gia dalla sua nascita come quello di Rivoluzione Civile, con personaggi come Di Pietro? perchè non abbiamo semplicemente copiato i progetti di sinistra unitaria che ci sono nel resto d’europa e penso a Izquierda Unida o Syriza? perchè non abbiamo voluto creare un fronte anticapitalista invece che il partito dei giudici? non ci siamo proprio… Rifondazione Comunista deve continuare ad essere indipendente e lavorare per la costruzione della sinistra anticapitalista! vogliamo una vera sinistra rivoluzionaria!

    Rispondi
  39. Francesco 7 marzo 2013 - 11.41

    “rapporto tra il nostro partito e la società, della ridefinizione del ruolo di un partito comunista oggi” in germania lo hanno capito, la linke/pds è costantemente in parlamento (negli anni ’90 entrrava solo coi ripescaggi nella quota maggioritaria, con 2 parlamentari) in francia il pcf è in crescita..l’unità della sinistra deve partire anche da questo, per eliminare i doppioni inutili..e “eliminare” (ovviamente politicamente) chi ostacola la sinistra unita,o chi la proclama a parole e questo discorso val anche per gli altri partiti (la segreteria pdci si è dimessa tutta..mi fa ben sperare)..

    Rispondi
  40. giacomo 7 marzo 2013 - 8.56

    Ci sono anche degli interventi da condividere, anche se restano nella categoria del lamento.
    Però passiamo al dunque (realistico).
    Con un pò di enfasi si potrebbe usare il famoso “che fare”?

    Rispondi
    • elisabeth 7 marzo 2013 - 9.04

      mi piace la proposta di un blog, uno spazio in cui discutere:
      nuovo rapporto tra dirigenti ed iscritti
      programma politico
      confronto con le altre forze politiche
      modalitá di comunicazione

      Rispondi
      • Luca Casartelli 7 marzo 2013 - 13.40

        @elisabeth
        volendo potrebbero commentare qui ed ora.
        Ma ho i miei dubbi che li leggano .. qualcuno lo fa per loro :-(

        Rispondi
  41. Patty 7 marzo 2013 - 7.21

    Concordo con Concetto Barone e Robekarat.

    Rispondi
  42. Luigi 7 marzo 2013 - 0.29

    Alcuni ex comunisti hanno l’innata aspirazione di voler a tutti i costi amministrare gli interessi della borghesia, chiedendo in cambio qualche briciola, Vendola mi sembra si allinei bene tra questi soggetti, come tutti gli ex e direi anche qualcuno che non è ancora ex.
    La borghesia non ha bisogno di queste figure per prendere le due decisioni, sanno bene quali sono i loro interessi ed hanno una esperienza storica superiore alla nostra, se poi consideriamo che sono il frutto del vecchio potere, con il quale di fatto si sono poi alleati, la finanza non nasce con la borghesia, ha radici molto più profonde.
    Si fa il gioco delle due sponde in molti paesi è riuscito perfettamente in Italia siamo ancora in rodaggio, si va a dx o a sx a secondo la convenienza del momento, il problema è uno soltanto che sono la stessa identica cosa. Per rendersi conto di questo, basta guardare la politica estera che non si sposta di una virgola e questo in tutto il mondo occidentale. Basta vedere il governo Prodi o D’Alema.
    Scusate l’inciso ma parliamo di una politica estera imperialista fatta di guerre d’oppressione e di ricatti economici, complimenti al PD e a SEL e direi anche a Rifondazione di Bertinotti.
    Si creano dei contenitori, accozzaglie mai viste dove c’è tutto e il suo contrario, la prossima volta si perde non fa nulla si continua a dividere la torta, le briciole purtroppo o per fortuna sono finite, la gente si arrabbia e Grillo raccoglie i frutti di un sistema scellerato.
    Molti di questi signori che hanno votato Grillo, fanno i paladini dell’onestà perché probabilmente non c’è più niente da rubare o meglio non si raccolgono più le briciole sporche, frutto dell’oppressione di un’intera classe sociale. Tutti parlano di questi poveri imprenditori che si suicidano che non ce la fanno più ecc. e anche a questi Grillo porge una mano, pensate a che punto siamo arrivati la piccola e media impresa italiana si affida al guru salvatore dell’umanità.
    Per favore qualcuno mi svegli!
    Penso che molti dei ragazzi siano in buona fede, capisco il loro entusiasmo, però a me non tornano i conti.
    IL programma politico dei grillini, neanche dopo una rivoluzione e relativa presa del potere si potrebbe attuare, visto che la borghesia rimarrebbe sempre più forte e con appoggi internazionali.
    Figuriamoci se gente senza esperienza politica con un quarto del consenso possa prendere 100 miliardi che non ci sono e ridistribuirli tra la popolazione, perché di fatto il suo programma costerebbe tanto e se ciò non bastasse propone la decrescita e di ricomprare il debito, tutto in contraddizione pazzia pura, mi viene da pensare che al confronto Berlusconi diventi una persona seria.
    Che fine che abbiamo fatto, neanche il peggior incubo o la peggiore delle previsioni ci avrebbe fatto immaginare questo lurido ventennio.

    Rispondi
    • Franco Veneziano 7 marzo 2013 - 11.09

      Le riflessioni di luigi,specie nella parte riguardando le scelte e le modalità o gli approcci culturali perseguiti da una fetta di società.Al di la della realizzazione del programma e anche della sua ridotta completezza o insufficienza, mi preuccupa tutta quella massa di contraddizioni che lo connota ma che confonde visibilmente il progetto finale ma anche i soggetti partecipanti. non per luoghi comuni e nemmeno per il mio essere comunista, ma ascoltare i grillini e sentirli farneticare di soluzioni, senza avvertire il dove, il quanto,il perchè ed il per chi e giustificare tali posizioni per rappresentare il diverso e il nè di destra ne di sinistra, mi da la netta sensazione della rimozione delle ragioni del protagonismo sociale e politico.

      Rispondi
      • elisabeth 7 marzo 2013 - 11.16

        io credo molto in un nuovo modo di relazionarsi fra generazioni. I vecchi militanti soprattutto hanno una grande cultura politica che a molti di noi più o meno giovani manca. Manca la conoscenza della storia dei movimenti e del pensiero politico, manca la conoscenza filosofica. Piú ci allontaniamo dalla vecchia cultura libresca e critica dei nostri padri più ci avviciniamo a quella semplificata di internet, immediata, mnemonica e generalizzante. Il modello gelmini insomma. Ma un giovane può invece essere libero da tutte quegli schematismi mentali di cui invece è prigioniera una certa cultura di sinistra. Sa usare bene il web, conosce le tecniche di comuniazione più fruibili dalla grande massa. Questo scambio di culture e confronto lo trovo indispensabile.

        Rispondi
  43. robekarat 7 marzo 2013 - 0.13

    Caro Congiura degli Eguali : è grazie a gente come te se in Italia ormai la maggior parte della popolazione considera i comunisti dei marziani.
    Basta coi ghetti dei duri e puri.Cerchiamo di CAPIRE, altrimenti la Sinistra sparisce

    Rispondi
    • la congiura degli eguali 7 marzo 2013 - 10.32

      i comunisti sono considerati marziani o inaffidabili dopo le scelleratezze del prc, che in 20 anni ha dilapidato un patrimonio di persone in carne ed ossa, di idee e impegno militante?; si era cominciato come cuore dell’opposizion e di classe al capitalismo e si è finiti nel condividere e sostenere le politiche del capitalismo, politiche di masacro sociale e di guerre imperialiste; non accusare coloro che come me mettono il dito sulla piaga, cioè delle colpe che bertinotti e i rinnegati suoi alleati hanno; la diaspora è stata causata dall’opportunismo e dal carrierismo parlamenatre che ha prevalso in rifondazione; questi due motivi sono all’origine della dissoluzione o quasi del prc; non fare come gli struzzi robekarat, che infilano la testa nella sabbia per non vedere e capire.

      Rispondi
  44. la congiura degli eguali 6 marzo 2013 - 22.42

    i compagni che ironizzano sul risultato infimo del pcl, farebbero bene invece se si soffermassero sul risultato catastrofico di riv.civ; non gaurdate la pagliuzza nell’occhio del pcl, e pensate invece di togliervi la trave che è conficcata nel vostro di occhio; il pcl è un piccolissimo partito, ma le grandi ragioni del proletariato non le ha abbandonate per inseguire comunque il seggio parlamentare; pone senza ambiguità una questione, che è la questione delle questioni, cioè il governo dei lavoratori; nel frattempo pone la questione comunista come questione non affatto esaurita, ma anzi come attuale soprattutto in questa fase di attacco senza precedenti ai lavoratori ed agli strati sociali sfruttati; ed il pcl rivendica la necessità della costruzione del partito dei comunisti, e lo fa con un programma di classe ed anticapitalista, e non rinunciando al patrimonio storico del simbolo, del quale nessun comunista si deve vergognare, anzi ne deve andare fiero; il pcl non era presente in tutte le circoscrizioni, e non devono essere oggetto di derisione i 120 mila voti; voti comunisti di persone in carne ed ossa che non si arrendono e non vogliono barattare le loro idee per una seggiola in parlamento, che viene rinnovato ogni cinque anni per ridefinire le modalità con le quali si deve continuamente truffare le masse popolari; compagni anteporre la costruzione del partito alle istituzioni deve essere prioritaria; senza un partito rivoluzionario del proletariato non si va da nessuna parte; noi tutti dobbiamo operare affichè venga a finire la diaspora comunista, insistendo affinchè non ci siano le condizioni che fanno prevalere le divisioni ed i rancori personali che hanno ridotto i comunisti ad essere ininfluenti; ma una cosa deve essere chiara, il partito dei comunisti deve essere indipendente ed alternativo a tutti gli schieramenti che sostengono il capitalismo; e mi riferisco al pd a sel e via discorrendo.

    Rispondi
    • Luca Casartelli 6 marzo 2013 - 23.28

      Concordo congiura.

      Rispondi
    • Stalin-Mao 7 marzo 2013 - 1.15

      Non si può santificare sul fallimento degli altri quando si passa dai 208.000 del 2008 ai 90.000 (alla Camera) del 2013… Una sana visione della realtà dimostra che sono tanto errate le liste liquide alla Rivoluzione Civile, quante le liste cristallizzate trotskiste alla PCL…

      Rispondi
      • Ermo 7 marzo 2013 - 2.06

        Stalin-Mao
        la differenza è che sappiamo quanti comunisti PCL ci sono
        ma non sappiamo quanti comunisti di PRC ci sono.

        Rispondi
        • danilo 7 marzo 2013 - 9.01

          Ma che senso ha farci la guerra di cifre,siamo ridotti ad una infima cifra di persone che la pensano come noi.Lontani miglia e miglia dai bisogni reali dei più deboli.Il simbolo cosa centra,uno lo ha dentro e non si cancella mai,Chàves mica aveva la falce martello eppure è riuscito a fare fronte alla più grande potenza militare ed econimica,dando dignità alla popolazione più povera.

          Rispondi
    • Spartachista87 7 marzo 2013 - 9.16

      che ridicoli siamo con questa guerra lillipuziana sui numeri.

      Rispondi
      • la congiura degli eguali 7 marzo 2013 - 10.15

        non voglio esaltare il dato del pcl che è molto infimo, negarlo sarebbe a dir poco ridicolo, ma bisogna dare atto che nel mare in tempesta c’è chi non rinuncia alla lotta contro il capitalismo, per il governo dei lavoratori; le macerie sono sotto gli occhi di tutti, il cielo è un vorticare di nuvole, ma la situazione è eccellente, perchè la fase dimostra che il capitalismo non è morto ancora ma si trova in pre coma; per cui le condizioni favorevoli per la crescita di una forza comunista rivoluzionaria ci sono tutte, a condizione che si mettano al bando opportunismi e carrierismi.

        Rispondi
        • Erminio Liguori 7 marzo 2013 - 12.23

          @ Congiura: se si mettono da parte i settarismi da chiunque evocati, e si rimette la Storia agli storici , basata sulle carte , i documenti, le testimonianze e quant’altro, allora si puo’ ricostruire la unita’ dei Comunisti, basata su il tanto che ci unisce, e discutendo ” da compagni” il poco che ci divide, attorno a pochi punti fermi : MAI piu’ liste- accozzaglia, alternativi a PD e SEL, no al cretinismo parlamentare ma TUTTI gli sforzi per crescere NELLA societa’ e tra i lavoratori, Alleanze tattiche e/o elettorali SOLO nella chiarezza, con i nostri simboli e candidati e con soggetti veramente anticapitalisti

          Rispondi
          • Andrea 7 marzo 2013 - 12.33

            bravo Erminio condivido in pieno, basta inciuci e liste improbabili. il PRC deve lavorare alla costruzione di una sinistra unitaria COMUNISTA E ANTICAPITALISTA! riprendiamoci il nostro partito!

  45. lorenzo b 6 marzo 2013 - 21.17

    ho trovato un sito che forse chiarirà per sempre i dubbi sulla direzione che deve prendere la sinistra si chiama www3dgmazziniwebnode.it

    Rispondi
  46. umbertob 6 marzo 2013 - 20.18

    Non vorrei attirarmi una montagna di vaffa.. e di parolacce, ma a nessuno viene in mente che forse aveva ragione Vendola con la sua proposta di unità di tutte le forze che si riconoscevano nelle sinistra al di là dei simboli e delle bandiere?



  47. Relazione alla Direzione

    di Paolo Ferrero -
    Innanzitutto voglio esprimere il profondo ringraziamento per i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista che sono state la spina dorsale della campagna elettorale di Rivoluzione Civile. L’intelligenza e la generosità dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista deve essere sottolineata perché il risultato elettorale brutalmente negativo non cancella l’importanza e l’indispensabilità di questa comunità.
    La discussione che dobbiamo aprire a tutto campo dopo l’insuccesso elettorale deve quindi innanzitutto coinvolgere tutti i compagni e le compagne, perché questa comunità politica rappresenta il principale patrimonio da cui ripartire.
    Per questo ritengo necessario che la segreteria nazionale rimetta il proprio mandato al Comitato Politico nazionale: è un atto dovuto dopo una sconfitta così pesante per aprire una discussione vera a tutti i livelli, non un segnale di scarico di responsabilità o peggio ancora di fuga.
    Su questa base mi pare necessario che il Congresso che dobbiamo fare sia preceduto da un percorso di analisi, inchiesta e discussione che coinvolga tutti i compagni e le compagne e tutti coloro che al di fuori di Rifondazione sono interessati alla costruzione di una sinistra antiliberista in Italia.
    In altri termini ritengo che non abbiamo bisogno di una resa dei conti all’interno del gruppo dirigente – che sarebbe un atto distruttivo del partito – ma di aprire una straordinaria fase di discussione che ridefinisca il ruolo dei comunisti nell’attuale fase politica. Il centro della nostra attenzione deve essere la ridefinizione di una proposta politica all’altezza dei problemi, scavando, analizzando, discutendo, in un percorso che riconsegni il destino del partito a tutti gli iscritti e le iscritte. A Rifondazione Comunista serve una proposta politica forte, non una rissa: da questo punto di vista il metodo è sostanza e il percorso che sceglieremo sarà decisivo per determinare la qualità del risultato.
    La riunione della Direzione di oggi che sarà seguita dal Comitato Politico Nazionale del 9 e 10 marzo – che propongo di riunire in forma aperta con la partecipazione di tutti i segretari provinciali – è quindi un primo passo di questa discussione e la mia introduzione lungi dall’avere velleità di completezza, è solo un primo contributo in tal senso.
    a. Com’è evidente le elezioni ci consegnano un quadro politico terremotato rispetto alla situazione precedente e con enormi difficoltà a dar vita ad un governo stabile. Ho citato molte volte Weimar per descrivere la situazione italiana, questo riferimento è tanto più corretto oggi. Oltre al bipolarismo è la Seconda Repubblica che è crollata in questa tornata elettorale. A partire da questo dato vorrei sottolineare due elementi. In primo luogo il voto è stato contro il sistema politico, per certi versi contro l’Europa e contro l’austerità. In particolare va sottolineato come l’assenza di un conflitto di classe generale – con una enorme responsabilità del sindacato – ha consegnato appieno il disagio sociale al tema della lotta al sistema politico e ai privilegi della “casta”. Così nelle elezioni ha vinto Grillo che ha rappresentato in pieno queste istanze, ha perso meno di quanto previsto Berlusconi, mentre è stato punito chi ha rappresentato le politiche dell’austerità (Monti) e chi più di tutti si è fatto carico nell’anno scorso della stabilità del quadro politico per realizzare quelle politiche (PD). Il terremoto non è quindi “neutro” ma sia pure in forme confuse esprime un disagio profondo verso le politiche di austerità. La seconda considerazione è che non dobbiamo scambiare questo terremoto con una rivoluzione. Non ci troviamo davanti all’apertura di una nuova fase ma all’esplicitarsi e all’aggravarsi della crisi organica della seconda repubblica e delle politiche neoliberiste. Dalle elezioni non emerge una alternativa ma l’amplificazione e l’evidenziazione della crisi organica del sistema, politico in primo luogo. Per questo la situazione politica è destinata a grande instabilità ed allo scontro di varie proposte politiche. Dalla proposta del PD di un dialogo con Grillo, alla proposta di Berlusconi di un governo di larghe intese finalizzato ad una riforma elettorale in senso presidenzialista, alle tentazioni della Lega Nord di usare la presidenza delle regioni del nord per praticare un vero e proprio scardinamento dell’assetto istituzionale del paese. Le variabili che si possono determinare sono molte e chiederebbero una relazione apposita per essere analizzate, cosa che non può essere fatta qui oggi. Analizzeremo meglio questa situazione in CPN.
    b. La lettura delle elezioni come ulteriore elemento di crisi del sistema piuttosto che come fuoriuscita da questa crisi la si vede bene guardando alle caratteristiche del vincitore di queste elezioni, al partito di Grillo. Grillo non propone una piattaforma organicamente alternativa al neoliberismo. Grillo da voce ed amplifica ogni disagio sociale, lo riconduce sempre al tema della casta e del sistema politico occultando ogni radice di classe del disagio medesimo. Grillo fa leva sul senso comune di massa così come è stato prodotto da un ventennio berlusconiano e lo contrappone al sistema politico. Nella contrapposizione tra popolo e “partiti” vi è la cifra politica del successo di Grillo: sufficiente a scardinare un sistema in crisi, non a ricostruire una nuova realtà. Per questo credo che Grillo rappresenti un punto di passaggio della crisi più che il suo esito definitivo. Da questo punto di vista Grillo è indubbiamente un effetto – non neutro ma un effetto – piuttosto che una causa della deflagrazione del sistema o una soluzione alla stessa. Il punto non è la demonizzazione di grillo ma la comprensione della ragione del suo successo al fine di riformulare in modo efficace la nostra proposta politica di alternativa al neoliberismo e al capitalismo.
    c. In questo contesto abbiamo il pesante insuccesso della lista Rivoluzione Civile. Qui occorre a mio parere discutere bene per vedere i problemi e correggerli per il futuro. A questo riguardo vi propongo solo tre considerazioni, una di natura strategica e due di natura tattica. Innanzitutto occorre confrontarsi se è stato giusto perseguire l’obiettivo di una lista di sinistra autonoma dal centro sinistra. Io ho sempre pensato e continuo a pensare di si. Penso che abbiamo fatto bene a posizionarci duramente contro il governo Monti, a dar vita alla manifestazione del 12 maggio contro il governo Monti ed a operare affinché la FdS diventasse il punto di coagulo di una alternativa di sinistra. Purtroppo dopo la manifestazione del 12 maggio la scelta degli altri soggetti della Federazione della Sinistra di inseguire il PD, hanno pesantemente indebolito questa prospettiva. Nonostante questo abbiamo continuato a cercare un percorso unitario a sinistra con la manifestazione No Monti day del 27 ottobre sia con Cambiare si può che da ultimo con Ingroia. Nella discussione che dobbiamo aprire mi pare sia necessario dare un giudizio chiaro sul percorso che abbiamo fatto e se confermiamo o meno l’obiettivo che abbiamo perseguito in questi anni e mesi. Su questo dobbiamo essere chiari. In secondo luogo è evidente che il modo in cui siamo riusciti a dar vita a Rivoluzione Civile è stato piuttosto abborracciato. Una parte delle forze che hanno dato vita a RC lo hanno fatto per necessità più che per convinzione e data la scarsità di tempi non vi è stato alcun percorso democratico nella costruzione delle liste. In terzo luogo penso però che le elezioni le abbiamo perse in campagna elettorale. La lista aveva una potenzialità di voto ben maggiore del 2% e tutti coloro che hanno fatto campagna elettorale lo hanno toccato con mano. Nella chiarezza che il superamento della soglia da parte di Rivoluzione Civile non avrebbe magicamente risolto tutti i problemi, voglio però dire con chiarezza che si poteva fare meglio. Per non citare che due problemi, la scarsa presenza dei temi sociali nel profilo complessivo della lista ed un continuo tentennamento nei confronti del PD che non ha permesso la definizione di una identità forte della lista. I limiti di impostazione e gestione della campagna elettorale hanno pesato molto: Chi votava PD votava per il meno peggio, chi votava Grillo votava per bastonare il palazzo, non siamo riusciti a comunicare chiaramente a cosa serviva il voto a Rivoluzione Civile. Io penso cioè che il risultato elettorale negativo non era iscritto nella presentazione della lista Rivoluzione Civile – pur con tutti i suoi limiti – ma sia stato il frutto di una incapacità di dare il senso compiuto di alternativa che pure nel programma di Rivoluzione Civile era assai ben espresso. Questo è a mio parere il punto politico centrale su cui occorre riflettere e scavare: la capacità di dotarsi di una cultura e di una proposta politica in grado di reggere a livello di massa il nodo dell’utilità di una sinistra antiliberista nel nostro paese.
    d. In questo contesto, in cui la crisi è entrata in una fase ancora più acuta, mi pare necessario ragionare da dove ripartire per costruire una sinistra anticapitalista all’altezza del livello dello scontro. Non si tratta di una discussione burocratica ma piuttosto di ragionare sui nodi fondanti il senso della nostra militanza comunista qui ed ora. Lo dobbiamo fare tenendo d’occhio le scadenze politiche ravvicinate ma soprattutto aprendo un dibattito di fondo. Dobbiamo arrivare ad un Congresso che ci aiuti a fare un passo in avanti a partire da una ipotesi politica forte. Io penso che dobbiamo ripartire da due elementi: in primo luogo Rifondazione Comunista, che deve innovare profondamente le modalità di funzionamento e di organizzazione, ma che rappresenta oggi – pur nelle difficoltà – la principale risorsa per la costruzione di un polo della sinistra di alternativa in Italia. In secondo luogo la necessità di riprogettare in modo unitario ed innovativo un percorso di aggregazione della sinistra antiliberista che raccolga tutti coloro che sono disponibili a questa prospettiva, a partire da coloro che la condividono all’interno di Rivoluzione Civile. Credo cioè che dobbiamo aprire un percorso di analisi inchiesta e discussione per mettere a nudo le insufficienze che ci hanno caratterizzato e precisare meglio il nostro progetto. Lo dobbiamo fare in una discussione larga, che coinvolga tutto il mondo della sinistra antiliberista, dobbiamo aprire uno spazio pubblico di discussione su questo. In particolare vedo alcuni nodi che devono essere discussi a fondo. In primo luogo dobbiamo capire meglio la realtà sociale nella sua articolazione attuale. Troppo spesso parliamo della società in modi generici e prive di determinazioni reali. Pensiamo solo alla realtà giovanile per non fare che un esempio. In secondo luogo dobbiamo fare un salto di qualità nella proposta politica per quanto riguarda la crisi, di cui siamo in grado di descrivere gli effetti ma non di avanzare proposte chiare, a partire dal nodo del rapporto con l’Europa. In terzo luogo il tema della ridefinizione del rapporto tra la società e la politica intrecciato con il tema della crisi della politica. In questo ambito affrontare il nodo specifico del rapporto tra il nostro partito e la società, della ridefinizione del ruolo di un partito comunista oggi. Basti pensare all’intuizione del partito sociale che è diventata solo molto parzialmente un terreno di azione concreta.

    Ho citato questi punti politici da affrontare non perché li ritenga esaustivi ma perché ritengo necessario che dobbiamo partire dalla sconfitta elettorale per fare un salto di qualità nell’analisi, nella proposta politica e nella capacità di innovare, non chiuderci in noi stessi.

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      • I'Niccolai 16 maggio 2013 - 23.46

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        Cara Zelda, mi dispiace pe te, ma te lo devo dire: tu ti diverti di molto male. Anzi, per fare delle cose di questo genere significa proprio che hai una vita piuttosto triste.
        Se garba a te, i gusti son gusti, come diceva quello che si ciucciava il calzino.

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      • I'Niccolai 16 maggio 2013 - 23.38

        Ti pigliasse un accidenti da qui a 5 minuti che lo capisci, te e i tuoi amichetti deficienti? No, perché sennò te lo scrivo in inglese. Ma allora sarò un po più pesante, per farmi intendere bene.

        Rispondi
    33. Mirco Mosè Tincani 10 marzo 2013 - 6.35

      La sconfitta Paolo non è elettorale, è culturale e politica. Se vogliamo fare la rivoluzione e cambiare il mondo e ci facciamo prendere da tanto sconforto per l’insuccesso elettorale b’è, penso allora che sia stato un giusto risultato. Non abbiamo capito che un modo di fare politica d’intendere il partito, la democrazia rappresentativa, borghese e liberale, sono al capolinea, il capitalismo che trova nell’ideologia neoliberista con la dittatura del libero mercato, ha finito la sua spinta propulsiva. Purtroppo noi Comunisti siamo arrivati all’appuntamento nel peggiore dei modi possibili, senza strumenti e con molte idee confuse, d’altra parte veniamo da una pesante sconfitta e tutti questi passaggi sono inevitabili, l’evoluzione culturale e antropologica dell’uomo ha tempi storici, è un’illusione che le cose cambiano così rapidamente, è solo una facciata o meglio la parte più superficiale. Rifondazione Comunista è nata con una grande speranza, ridare ai Comunisti ed alla falce e martello un’accezione positiva, analizzando ed elaborando un nuovo paradigma, in questi 20 anni non siamo riusciti, perchè comunque devi fare i conti con la realtà, economica, sociale e umana dello stesso personale politico, dei militanti, degli intellettuali etc….pertanto non sono formulette di aggregazione con sigle di partiti o categorie come società civile o movimenti che ci dovrà muovere, nella discussione e nel confronto fra di noi e col mondo che ci circonda, ma quale mondo futuro noi pensiamo di proporre, questa sarà la base dell’unità delle forze comuniste e della sinistra. Abbiamo l’obbligo di dare ai militanti ed alle tante donne e uomini il motivo per cui valga la pena impegnarsi, lottare e combattere per un mondo in cui vogliamo star bene, non meglio.

      Rispondi
    34. Carlo Papi.Segretario Prc Agliana (PT) 8 marzo 2013 - 20.33

      Come si poteva pensare di conquistare una pecentuale decente di voti, nel giro di un mese, con una lista nuova senza i simboli dei partiti,con un candidato ai più sconosciuto, difficilmente intellegibile alla stragrande maggioranza degli elettori di sinistra che non seguono abitualmente e con continuità le dinamiche della politica! E’ stato un ennesimo flop dopo la deludente esperienza della sinistra arcobaleno. Si vuole ancora perseverare nell’errore?

      Rispondi
    35. Tom 7 marzo 2013 - 21.37

      Con lo scandalo alla riblata della compravendita di deputati dell’ IdV sono sempre più convinto che non dovremmo più presentarci con loro.

      Rispondi
    36. Rubicante 7 marzo 2013 - 19.07

      Penso onestamente che il PRC non serva più a nulla così. Si ritorna dalle elezioni fallimentari con lo stesso apparente buono spirito di autocritica, per finire alle successive come il cane torna al suo vomito: alle solite persone inutili come Di Pietro, Diliberto e compagnia. Ma chi è che voterebbe quelle persone che a discapito degli ultimi hanno riempito, da bravi funzionari di partito, i primi posti nelle liste, dopo Ingroia? Parliamo ovviamente di Claudio Grassi, dello scontro aperto con Di Pietro per la candidatura a Lombardia 1… abbiamo dato l’ennesima prova dell’inutilità del progetto politico di RC e anche del PRC. Vendola precipita. E’ un caso? Ma se non ha articolato nulla di indipendente e si è messo in scia al PD e dopo aver imposto il sindaco a Milano, quella giunta viene amministrata come lo farebbe il PD, c’è da stupirsi? Noi siamo stati inutili perchè l’opposizione l’abbiamo subita, non l’abbiamo articolata come parte integrante del nostro progetto politico. E anche alle elezioni regionali che seguiranno infatti, già si pensa alle alleanze. A chi dice “ma diversamente moriamo” gli chiederei a cosa serve tenere in piedi quest’agonia.

      Reputo le parole di @Congiura degli eguali giuste nel senso che la dimensione di classe è l’unica dimensione entro cui collocare il PRC, se ha ancora senso una sua vita.
      Dubito ne avrà la capacità e la cultura politica: gli errori si sono stratificati su una dinamica che reputo involutiva. Va ripensata non la campagna elettorale, ma ogni aspetto della piattaforma e della sua cultura politica.

      Rispondi
    37. raffaele principe 7 marzo 2013 - 12.34

      Ripartiamo da Sinistra Europea. Questa la mia proposta. Un’idea, prima che un progetto, necessaria per affrontare questa fase storica. Perchè se il capitalismo è sempre più globale, cos’è la globalizzazione se non il dominio planetario del capitalismo che ha fatto della finanza i suoi strumenti di produzione di punta, la sinistra è sempre più frammentata, nazionalizzata e direi anche confusa. Questo nell’ambito della rappresentanza politica, mentre regge, lotta e qualche volta anche vince sul piano sociale. Vedi il referendum sull’acqua, o la raccolta di firme sulla riforma delle pensioni e del lavoro. La lotta contro la Tav, o il Ponte sullo stretto di Messina, o a Vicenza, Pomigliano, Mirafiori, Taranto ecc. Bandiere e presenze Mov5S se ne sono viste poche. Eppure nell’urna raccolgono messe di voti.
      Perchè manca un’idea di rappresentanza politica unitaria, perchè le beghe dei pur generosi gruppi dirigenti uccidono qualsiasi idea, quel pathos necessario per rappresentare nel cielo della politica il popolo della sinistra, che sono milioni di elettori.
      Bisogna costruire una Bandiera, poi ognuno ci metta sopra, nello spazio apposito, la firma che vuole.
      Parafrasando Marx, si potrebbe dire: “popolo della sinistra unisciti.”
      Definiamo, ora, alcune regole democratiche fondamentali, inventiamoci un organismo “saggio”, preposto al loro rispetto, e poi spazio per tutti. In fondo anche la chiesa ha il Conclave, ma anche tanti ordini diversissimi tra di loro.

      Rispondi
    38. Andrea 7 marzo 2013 - 11.54

      Ma di cosa stiamo a lamentarci, cosa ci si poteva aspettare da un progetto fallimentare gia dalla sua nascita come quello di Rivoluzione Civile, con personaggi come Di Pietro? perchè non abbiamo semplicemente copiato i progetti di sinistra unitaria che ci sono nel resto d’europa e penso a Izquierda Unida o Syriza? perchè non abbiamo voluto creare un fronte anticapitalista invece che il partito dei giudici? non ci siamo proprio… Rifondazione Comunista deve continuare ad essere indipendente e lavorare per la costruzione della sinistra anticapitalista! vogliamo una vera sinistra rivoluzionaria!

      Rispondi
    39. Francesco 7 marzo 2013 - 11.41

      “rapporto tra il nostro partito e la società, della ridefinizione del ruolo di un partito comunista oggi” in germania lo hanno capito, la linke/pds è costantemente in parlamento (negli anni ’90 entrrava solo coi ripescaggi nella quota maggioritaria, con 2 parlamentari) in francia il pcf è in crescita..l’unità della sinistra deve partire anche da questo, per eliminare i doppioni inutili..e “eliminare” (ovviamente politicamente) chi ostacola la sinistra unita,o chi la proclama a parole e questo discorso val anche per gli altri partiti (la segreteria pdci si è dimessa tutta..mi fa ben sperare)..

      Rispondi
    40. giacomo 7 marzo 2013 - 8.56

      Ci sono anche degli interventi da condividere, anche se restano nella categoria del lamento.
      Però passiamo al dunque (realistico).
      Con un pò di enfasi si potrebbe usare il famoso “che fare”?

      Rispondi
      • elisabeth 7 marzo 2013 - 9.04

        mi piace la proposta di un blog, uno spazio in cui discutere:
        nuovo rapporto tra dirigenti ed iscritti
        programma politico
        confronto con le altre forze politiche
        modalitá di comunicazione

        Rispondi
        • Luca Casartelli 7 marzo 2013 - 13.40

          @elisabeth
          volendo potrebbero commentare qui ed ora.
          Ma ho i miei dubbi che li leggano .. qualcuno lo fa per loro :-(

          Rispondi
    41. Patty 7 marzo 2013 - 7.21

      Concordo con Concetto Barone e Robekarat.

      Rispondi
    42. Luigi 7 marzo 2013 - 0.29

      Alcuni ex comunisti hanno l’innata aspirazione di voler a tutti i costi amministrare gli interessi della borghesia, chiedendo in cambio qualche briciola, Vendola mi sembra si allinei bene tra questi soggetti, come tutti gli ex e direi anche qualcuno che non è ancora ex.
      La borghesia non ha bisogno di queste figure per prendere le due decisioni, sanno bene quali sono i loro interessi ed hanno una esperienza storica superiore alla nostra, se poi consideriamo che sono il frutto del vecchio potere, con il quale di fatto si sono poi alleati, la finanza non nasce con la borghesia, ha radici molto più profonde.
      Si fa il gioco delle due sponde in molti paesi è riuscito perfettamente in Italia siamo ancora in rodaggio, si va a dx o a sx a secondo la convenienza del momento, il problema è uno soltanto che sono la stessa identica cosa. Per rendersi conto di questo, basta guardare la politica estera che non si sposta di una virgola e questo in tutto il mondo occidentale. Basta vedere il governo Prodi o D’Alema.
      Scusate l’inciso ma parliamo di una politica estera imperialista fatta di guerre d’oppressione e di ricatti economici, complimenti al PD e a SEL e direi anche a Rifondazione di Bertinotti.
      Si creano dei contenitori, accozzaglie mai viste dove c’è tutto e il suo contrario, la prossima volta si perde non fa nulla si continua a dividere la torta, le briciole purtroppo o per fortuna sono finite, la gente si arrabbia e Grillo raccoglie i frutti di un sistema scellerato.
      Molti di questi signori che hanno votato Grillo, fanno i paladini dell’onestà perché probabilmente non c’è più niente da rubare o meglio non si raccolgono più le briciole sporche, frutto dell’oppressione di un’intera classe sociale. Tutti parlano di questi poveri imprenditori che si suicidano che non ce la fanno più ecc. e anche a questi Grillo porge una mano, pensate a che punto siamo arrivati la piccola e media impresa italiana si affida al guru salvatore dell’umanità.
      Per favore qualcuno mi svegli!
      Penso che molti dei ragazzi siano in buona fede, capisco il loro entusiasmo, però a me non tornano i conti.
      IL programma politico dei grillini, neanche dopo una rivoluzione e relativa presa del potere si potrebbe attuare, visto che la borghesia rimarrebbe sempre più forte e con appoggi internazionali.
      Figuriamoci se gente senza esperienza politica con un quarto del consenso possa prendere 100 miliardi che non ci sono e ridistribuirli tra la popolazione, perché di fatto il suo programma costerebbe tanto e se ciò non bastasse propone la decrescita e di ricomprare il debito, tutto in contraddizione pazzia pura, mi viene da pensare che al confronto Berlusconi diventi una persona seria.
      Che fine che abbiamo fatto, neanche il peggior incubo o la peggiore delle previsioni ci avrebbe fatto immaginare questo lurido ventennio.

      Rispondi
      • Franco Veneziano 7 marzo 2013 - 11.09

        Le riflessioni di luigi,specie nella parte riguardando le scelte e le modalità o gli approcci culturali perseguiti da una fetta di società.Al di la della realizzazione del programma e anche della sua ridotta completezza o insufficienza, mi preuccupa tutta quella massa di contraddizioni che lo connota ma che confonde visibilmente il progetto finale ma anche i soggetti partecipanti. non per luoghi comuni e nemmeno per il mio essere comunista, ma ascoltare i grillini e sentirli farneticare di soluzioni, senza avvertire il dove, il quanto,il perchè ed il per chi e giustificare tali posizioni per rappresentare il diverso e il nè di destra ne di sinistra, mi da la netta sensazione della rimozione delle ragioni del protagonismo sociale e politico.

        Rispondi
        • elisabeth 7 marzo 2013 - 11.16

          io credo molto in un nuovo modo di relazionarsi fra generazioni. I vecchi militanti soprattutto hanno una grande cultura politica che a molti di noi più o meno giovani manca. Manca la conoscenza della storia dei movimenti e del pensiero politico, manca la conoscenza filosofica. Piú ci allontaniamo dalla vecchia cultura libresca e critica dei nostri padri più ci avviciniamo a quella semplificata di internet, immediata, mnemonica e generalizzante. Il modello gelmini insomma. Ma un giovane può invece essere libero da tutte quegli schematismi mentali di cui invece è prigioniera una certa cultura di sinistra. Sa usare bene il web, conosce le tecniche di comuniazione più fruibili dalla grande massa. Questo scambio di culture e confronto lo trovo indispensabile.

          Rispondi
    43. robekarat 7 marzo 2013 - 0.13

      Caro Congiura degli Eguali : è grazie a gente come te se in Italia ormai la maggior parte della popolazione considera i comunisti dei marziani.
      Basta coi ghetti dei duri e puri.Cerchiamo di CAPIRE, altrimenti la Sinistra sparisce

      Rispondi
      • la congiura degli eguali 7 marzo 2013 - 10.32

        i comunisti sono considerati marziani o inaffidabili dopo le scelleratezze del prc, che in 20 anni ha dilapidato un patrimonio di persone in carne ed ossa, di idee e impegno militante?; si era cominciato come cuore dell’opposizion e di classe al capitalismo e si è finiti nel condividere e sostenere le politiche del capitalismo, politiche di masacro sociale e di guerre imperialiste; non accusare coloro che come me mettono il dito sulla piaga, cioè delle colpe che bertinotti e i rinnegati suoi alleati hanno; la diaspora è stata causata dall’opportunismo e dal carrierismo parlamenatre che ha prevalso in rifondazione; questi due motivi sono all’origine della dissoluzione o quasi del prc; non fare come gli struzzi robekarat, che infilano la testa nella sabbia per non vedere e capire.

        Rispondi
    44. la congiura degli eguali 6 marzo 2013 - 22.42

      i compagni che ironizzano sul risultato infimo del pcl, farebbero bene invece se si soffermassero sul risultato catastrofico di riv.civ; non gaurdate la pagliuzza nell’occhio del pcl, e pensate invece di togliervi la trave che è conficcata nel vostro di occhio; il pcl è un piccolissimo partito, ma le grandi ragioni del proletariato non le ha abbandonate per inseguire comunque il seggio parlamentare; pone senza ambiguità una questione, che è la questione delle questioni, cioè il governo dei lavoratori; nel frattempo pone la questione comunista come questione non affatto esaurita, ma anzi come attuale soprattutto in questa fase di attacco senza precedenti ai lavoratori ed agli strati sociali sfruttati; ed il pcl rivendica la necessità della costruzione del partito dei comunisti, e lo fa con un programma di classe ed anticapitalista, e non rinunciando al patrimonio storico del simbolo, del quale nessun comunista si deve vergognare, anzi ne deve andare fiero; il pcl non era presente in tutte le circoscrizioni, e non devono essere oggetto di derisione i 120 mila voti; voti comunisti di persone in carne ed ossa che non si arrendono e non vogliono barattare le loro idee per una seggiola in parlamento, che viene rinnovato ogni cinque anni per ridefinire le modalità con le quali si deve continuamente truffare le masse popolari; compagni anteporre la costruzione del partito alle istituzioni deve essere prioritaria; senza un partito rivoluzionario del proletariato non si va da nessuna parte; noi tutti dobbiamo operare affichè venga a finire la diaspora comunista, insistendo affinchè non ci siano le condizioni che fanno prevalere le divisioni ed i rancori personali che hanno ridotto i comunisti ad essere ininfluenti; ma una cosa deve essere chiara, il partito dei comunisti deve essere indipendente ed alternativo a tutti gli schieramenti che sostengono il capitalismo; e mi riferisco al pd a sel e via discorrendo.

      Rispondi
      • Luca Casartelli 6 marzo 2013 - 23.28

        Concordo congiura.

        Rispondi
      • Stalin-Mao 7 marzo 2013 - 1.15

        Non si può santificare sul fallimento degli altri quando si passa dai 208.000 del 2008 ai 90.000 (alla Camera) del 2013… Una sana visione della realtà dimostra che sono tanto errate le liste liquide alla Rivoluzione Civile, quante le liste cristallizzate trotskiste alla PCL…

        Rispondi
        • Ermo 7 marzo 2013 - 2.06

          Stalin-Mao
          la differenza è che sappiamo quanti comunisti PCL ci sono
          ma non sappiamo quanti comunisti di PRC ci sono.

          Rispondi
          • danilo 7 marzo 2013 - 9.01

            Ma che senso ha farci la guerra di cifre,siamo ridotti ad una infima cifra di persone che la pensano come noi.Lontani miglia e miglia dai bisogni reali dei più deboli.Il simbolo cosa centra,uno lo ha dentro e non si cancella mai,Chàves mica aveva la falce martello eppure è riuscito a fare fronte alla più grande potenza militare ed econimica,dando dignità alla popolazione più povera.

            Rispondi
      • Spartachista87 7 marzo 2013 - 9.16

        che ridicoli siamo con questa guerra lillipuziana sui numeri.

        Rispondi
        • la congiura degli eguali 7 marzo 2013 - 10.15

          non voglio esaltare il dato del pcl che è molto infimo, negarlo sarebbe a dir poco ridicolo, ma bisogna dare atto che nel mare in tempesta c’è chi non rinuncia alla lotta contro il capitalismo, per il governo dei lavoratori; le macerie sono sotto gli occhi di tutti, il cielo è un vorticare di nuvole, ma la situazione è eccellente, perchè la fase dimostra che il capitalismo non è morto ancora ma si trova in pre coma; per cui le condizioni favorevoli per la crescita di una forza comunista rivoluzionaria ci sono tutte, a condizione che si mettano al bando opportunismi e carrierismi.

          Rispondi
          • Erminio Liguori 7 marzo 2013 - 12.23

            @ Congiura: se si mettono da parte i settarismi da chiunque evocati, e si rimette la Storia agli storici , basata sulle carte , i documenti, le testimonianze e quant’altro, allora si puo’ ricostruire la unita’ dei Comunisti, basata su il tanto che ci unisce, e discutendo ” da compagni” il poco che ci divide, attorno a pochi punti fermi : MAI piu’ liste- accozzaglia, alternativi a PD e SEL, no al cretinismo parlamentare ma TUTTI gli sforzi per crescere NELLA societa’ e tra i lavoratori, Alleanze tattiche e/o elettorali SOLO nella chiarezza, con i nostri simboli e candidati e con soggetti veramente anticapitalisti

            Rispondi
            • Andrea 7 marzo 2013 - 12.33

              bravo Erminio condivido in pieno, basta inciuci e liste improbabili. il PRC deve lavorare alla costruzione di una sinistra unitaria COMUNISTA E ANTICAPITALISTA! riprendiamoci il nostro partito!

    45. lorenzo b 6 marzo 2013 - 21.17

      ho trovato un sito che forse chiarirà per sempre i dubbi sulla direzione che deve prendere la sinistra si chiama www3dgmazziniwebnode.it

      Rispondi
    46. umbertob 6 marzo 2013 - 20.18

      Non vorrei attirarmi una montagna di vaffa.. e di parolacce, ma a nessuno viene in mente che forse aveva ragione Vendola con la sua proposta di unità di tutte le forze che si riconoscevano nelle sinistra al di là dei simboli e delle bandiere?