LIBRI : PELVIC POWER PER UOMINI E DONNE louboutin per gli uomini

PELVIC POWER PER UOMINI E DONNE

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Codice Prodotto: LPELVIC
Prezzo (I.V.A. inclusa): 18,00 €
Disponibilità: 8
Descrizione

pelvic power
Eric Franklin
In questo volume l’autore, pioniere nell’uso delle tecniche di
visualizzazione per l’allenamento fisico a beneficio della salute e
dell’armonia, insegna come rivitalizzare l’organismo, aumentarne il
flusso energetico e migliorare la postura e l’attività sessuale, rafforzando
la zona pelvica e potenziando i suoi muscoli e le sue articolazioni.
Presentati con un linguaggio chiaro ed accessibile a chiunque, gli esercizi
proposti sono accompagnati da utili illustrazioni esplicative.
euro 18 pag. 130

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louboutin per gli uomini

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Gli Champagne Rosé sono roba da uomini veri. Come me. 10 grandi etichette tra promossi e bocciati

di Cristiana Lauro

I maschi hanno una stupida forma di disagio nel bere vini rosati ma vi posso garantire che l’uomo vero beve anche Champagne Rosé, senza bisogno di indossare i collant e io me ne intendo, di collant. Ultimamente impazzisco per lo Champagne Rosé, quello buono per davvero che è difficile da trovare e comunque, in generale, preferisco i vini di facile beva. Superato un decennio abbondante di ricercate complessità stilistiche che hanno messo a dura prova i miei sensi, ora prediligo finezza e leggerezza, che mi permettono di coltivare la piacevole abitudine di bere come un alpino senza pudore nel produrre pessime rime come il signor Bonaventura.

Spesso gli Champagne Rosé presentano meno asperità rispetto ai Blanc vari, grazie all’aggiunta di vino rosso o alla maggior presenza di pinot nero, quindi sono più fini, sia sotto il profilo dell’eleganza che come impatto al palato della carbonica. A proposito di carbonica, ma il perlage non interessa più? Mi pare che negli ultimi tempi l’argomento riguardi sempre meno i palati dotti. Ed ecco perché la sora Cecioni, al bar latteria sotto casa, ha la pretesa vezzosa d’esser servita del suo “prosecchino” in un calice ampio. Sarò fuori dal coro ma, salvo problemi anatomici come avere uno sconveniente naso a banana, non ho alcun problema ad utilizzare la flûte per spumanti e Champagne sans année e non invecchiati, perché è il bicchiere migliore per controllare l’aspetto visivo del perlage, bolla per bolla.

Pretendo invece un calice ampio quando l’impatto olfattivo chiede il centro della scena, come nel caso di Champagne millesimati o molto vecchi. Il resto, per quanto mi riguarda, attiene più ad atteggiamenti modaioli e chi si atteggia, di regola, perde tempo con tutti quelli che gli vanno dietro con buona pace della sora Cecioni.

La produzione in Champagne sta superando la ricerca della concentrazione o l’eccessivo zuccheraggio, per ritrovare finezza ed eleganza e in questo momento alcuni Rosé battono al fotofinish i brut che ancora scalpitano nella ricerca di personalità. Ecco qualche etichetta che ho bevuto di recente, con belle sorprese e qualche brutta delusione.

Dom Perignon Rosé 2002. Uscito da poco sul mercato (e subito esaurito, infatti è già in consegna l’annata 2003) è decisamente fra i migliori che abbia provato. Ha i pregi indiscussi di un millesimo felice e le caratteristiche dei grandi rosé. Color salmone, al naso conquista subito con la rosa, i frutti rossi e una lieve tostatura derivata dal legno. La bocca sa di idrocarburi, è cremosa ma leggera e con la giusta acidità, equilibrata e molto fresca, con buccia d’arancia e pompelmo rosa. Indubbiamente giovane ma assai godibile.  Per la mia esperienza i rosé non raggiungono quasi mai questi livelli, se si fa eccezione per Dom Perignon Oenoteque Rosé, Krug e poco altro di altissimo rango.

Egly-Ouriet Brut Rosé grand cru. È un rosé d’assemblage che necessita di molta precisione perché gestire con misura il pinot nero di Ambonnay non è facile. Un po’ pesante stavolta, lo ricordavo rustico ma più accattivante e lieve. Il frutto c’è ed è scuro, arancia rossa e melograno con note speziate e un finale amarognolo. Il perlage, come sempre, non è fine ma ben gestito. Purtroppo, fatico a finire la bottiglia. Peccato, un tempo era fra i miei preferiti.

Comtes de Champagne Rosé 2002 Taittinger. Un grande classico che non provavo da tempo e mi ha soddisfatta. Naso floreale con accenti che scandiscono cassis, agrume, arancia rossa, mirtilli e ribes. Bocca cremosa, ricca senza alcuna pesantezza e persistente, perlage perfetto e acidità di grande e fresca beva. Decisamente lungo ed equilibrato senza il minimo cedimento dal centro bocca in poi. Vino con enorme potenziale di invecchiamento. Una piacevolissima rentrée, fra i miei assaggi, uno champagne aristocratico.

Beaufort Ambonnay Rosé grand cru. Per me questo produttore è ampiamente sopravvalutato anche sui brut millesimati. Zero freschezza sia al naso che in bocca e l’impatto al palato è dolce e tremendamente primario. Sa di fragola come la vodka Keglevich. Per dirla schietta con un iperbole,  m’è parso di aver a che fare con un Brachetto d’Aqui, però maturo e decisamente sgraziato.

Il Rosé di Billecart-Salmon è il solito grande classico molto scolastico, non costa troppo, ma mi annoia a morte per assenza di personalità. Il naso sa di rosa e lampone, in bocca compare la fragola con una nota dolce che non mi soddisfa. Anche la prestigiosa versione Cuvée Elisabeth 2000, con molta più materia ben argomentata, alla fine non appaga. In compenso ti svena.

Piollot Père & Fils, Rosé de saignée, brut, 100% pinot noir. A voi piace lo Champagne che puzza di formaggio? A me no. A parte questa fastidiosa caratteristica, riscontrata anche in un secondo assaggio a una settimana di distanza (cambiando bottiglia, ovviamente), Piollot mi è piaciuto. Il colore è intenso, molto vivace, ha note scure al naso, con tamarindo, mirto e spezie. In bocca complesso ma agile ed equilibrato, ampio e dinamico, ha slancio. Perlage potente, deciso, non proprio sottile e raffinato, ma mi interessa. Sul finale non è aggressivo, lascia dolcezza con sapidità e, pur giocando sulla nota seria e scura è, nel contempo, piacevole e mai chiuso su se stesso. Riesce ad essere leggero benchè  estremamente complesso. Inoltre costa poco, sotto i cinquanta euro e può accompagnare dignitosamente tutta la cena.

Jérôme Prévost La Closerie Fac-Simile extra brut rosé. Il colore è abbastanza tenue, il naso e la bocca hanno l’impronta della casa, come sempre giocata sull’acidità, quindi molto verticale. Perlage fine elegantissimo. Decisamente sapido e fresco è perfetto come aperitivo. Il frutto è sottile, quasi acerbo, con nitidi sentori di agrume, soprattutto arancia rossa. La bocca è definita, netta, un po’ stretta ma in chiusura richiama il sorso successivo. Mi è piaciuto molto.

Larmandier-Bernier, Rosé Extra Brut premier cru, Rosé de saignée (100% pinot nero), Decisamente non è più quello di un tempo. Alleggerito nei toni rispetto a come lo ricordavo, sa di lampone e rabarbaro ed è retto da una buona acidità ma complessivamente delude. Ha una parvenza sciocca e un po’ ammiccante ma non mi è chiaro nei confronti di chi.

Veuve Cliquot Ponsardin, La Grande Dame 2004 Rosé brut. Nel bicchiere, più che una grande dama, ho trovato una gran bella gnocca che, con aggraziata ma scattante freschezza, rivela grinta materica e minerale, pienezza e complessità in un crescendo che è quasi un galoppo irrefrenabile. Questo è uno dei migliori rosé che abbia provato ultimamente.

[Foto: onlyfreewallpaper.com]

beaufort ambonnay billecart salmon champagne comtes de champagne dom perignon rosé egly-ouriet brut krug taittinger
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Cristiana Lauro

Cantante e attrice di formazione ma fortemente a disagio nell’ambiente dello spettacolo, che ha abbandonato per dedicarsi al vino, sua più grande passione dopo la musica. Lauro è una delle degustatrici più esperte d’Italia e con fierezza si dichiara allieva di palati eccellenti, Daniele Cernilli su tutti. Il suo sogno è un blog monotematico su Christian Louboutin e Renèe Caovilla, benchè una rubrica foodies dal titolo “Uomini e camion” sarebbe più nelle sue corde. Specialista di marketing e comunicazione per aziende di vino è, in pratica, una venditrice di sogni (dice).

26 Commenti

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Gianni Pasolini

circa 4 anni fa - Link

Lo Champagne Rosè sono esclusivi, seducenti ed inebrianti come cenare sulla Tour Eiffel a capodanno insieme ad una meravigliosa donna...per pochi fortunati ma se ti capita di provarlo...sono indimenticabili

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maurizio gily

circa 4 anni fa - Link

Cristiana hai ragione: il "machismo" come componente culturale del gusto esiste. Ancor più che ai rosé si applica ai vini dolci. L'uomo che non deve chiedere mai non beve vini dolci. Magari si mangia una St. Honoré intera, ma ci beve sopra lo spumante secco, cioè in assoluto il più terrificante degli abbinamenti. Ed anche quello abbastanza acculturato per sfuggire a tale catastrofe si accosta con diffidenza a vini che godono di aura di femminilità (spesso anche sottolineata, non so se con astuzia o con autolesionismo, dalla comunicazione di chi produce questi vini). Gli Champagne rosé solitamente sono anche più dosati dei bianchi e forse anche per questo hanno questa reputazione.

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massimo . g

circa 4 anni fa - Link

Sto sprofondando in una pericolosa crisi d'identità: oltre alla smodata passione per rosati e rose', amo letteralmente e fisicamente i vini dolci (quelli buoni). Forse la mia identità "+" ha deciso di mettere tutte le carte sul tavolo. Me tapino!

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Alberto Cantarello

circa 4 anni fa - Link

Felicissimo di non essere affetto da machismo. Concordo in pieno su tutto, soprattutto sulla finezza e, a mio avviso, sulla miglior capacità di reggere alla lunga distanza: sempre che lo si vinifichi in modo consono, ovviamente. Se posso, pur preferendo alla grande i cugini transalpini, aggiungerei all'elenco due nostrani che a mio avviso meritano: - sul livello di quelli che hai descritto, l'Annamaria Clementi 2004 - molto meno caro e (forse) di livello, ma sempre piacevole e che io consiglio di provare almeno una volta: l'alta langa rosa di Cocchi

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Vittorio

circa 4 anni fa - Link

I rosé mi piacciono molto perché si prestano a diverse interpretazioni a partire dal fatto se la colorazione derivi dall'assemblaggio o per macerazione delle bucce assaggiarli è sempre una sorpresa. Proprio per questa variabilità sono considerati un po' da appassionato. Io purtroppo raramente apro bottiglie oltre i 150 euro. Ultimamente mi sono piaciuti Ayala rosé nature, Vilmart Cuvée Rubis e un semplice, ma godibilissimo Paul Bara Rosé de Bouzy.

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massimo . g

circa 4 anni fa - Link

Amo visceralmente i vini rosati, ,se possibile, ancor piu' i rose' con le bolle; anche se,leggendo la signora in calce, la mia autostima di "maccio" e' stata messa a dura prova. Condivido il posizionamento al top (cit) del Dom nelle sue 2 versioni, molto meno il krug che trovo spesso debole sul'evoluzione e sulla complessita' rispetto ad altri blasonati. Probabilmente il fatto che non sia un vintage, pone qualche dubbio sulla sua maestosita'. Pur amando i vini evoluti o datati, non ho esperienze personali di rose' che possano bastonare i fratelli non colorati, sempre pronto a ricredermi. Tra i migliori oltre a quelli indicati, aggiungerei Dom ruinart e pure (oddio)cristal che stagionato e in buona annata riserva, a volte,gustose sorprese. ciao

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Suslov

circa 4 anni fa - Link

non mi piacciono gli champagne non mi piacciono i vini rose' non mi piacciono i vini dolci non mi piacciono neanche i dolci mmmenchia femmena tiengo a canottiera con e' macchie da a pummarola ...

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Quindi?

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she-wolf match maker

circa 4 anni fa - Link

a Crì, me sa a 'sto russo je piaci tu ma nun sa come dirtelo...

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Luigi

circa 4 anni fa - Link

@she-wolf me sa che c'hai preso.p.s ho uno sconveniente naso a banana.

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Sir Panzy

circa 4 anni fa - Link

Noto con dispiacere che Egly-Ouriet perde colpi. Devo riprovarlo anche io, mi piaceva molto! Era la mia valida alternativa cheap al Dom. La Grande Dama mi manca del tutto, grazie per il consiglio!

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Zakk

circa 4 anni fa - Link

Egly è sempre stato così, solo che siccome lo importa Moon deve per forza esser buono. Provare il rosé di Boulard potrebbe essere un'esperienza interessante. E poi Laherte e Savart.

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Sir Panzy

circa 4 anni fa - Link

lo importa Moon import?? e sticaxxi??

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

Appunto, non ho capito cosa c'entri. Non era così e indipendentemente da chi lo importasse, per quanto mi riguarda. Laherte? Insomma...

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alcool duro

circa 4 anni fa - Link

a me lo sciampagnino rosato piace un sacco e poi c'è l'effetto "acqua bertier" al quale noi omaccioni teniamo molto. per quanto concerne la questione macho/dolce/vino dolce: all'omo i dolci fanno schifo, al massimo carrello dei formaggi e cancherone di rosso (no sauternes, plis)

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Angelo D.

circa 4 anni fa - Link

Egly-Ouriet Brut Rosé grand cru. Sapere di che sboccatura si parla sarebbe utile. Personalmente conservo un grandissimo ricordo di un assaggio recente. Poi scusa, da sola di sovente ti finisci una bottiglia..?

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

La sboccatura mi pare 2011, forse marzo ma non sono sicura, ero in un ristorante e non ho controllato. L'ho solo chiesto. Riguardo alle perplessità successive direi che rientrano le registro delle domande indiscrete ;-)

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Angelo D.

circa 4 anni fa - Link

E certo, che domande... :-)

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egio

circa 4 anni fa - Link

Ben trovata BM! Era un po' che mancavi... Ho passato qualche anno fa il periodo dell'innamoramento per i rosé, e per fortuna senza grosse crisi di identità sessuale. Ora li frequento meno, ma son d'accordo con te che Larmandier ha perso molto in definizione ultimamente, così come Fleury, sempre per stare su quelli da salasso, che mi piaceva un tempo. Di Prevost invece non sono mai riuscito a capire fino in fondo il rosé, sai?, pur trovando splendido l'altro. Degli ultimi sentiti, ti segnalo una bella bottiglia di Tarlant Zéro Rosé, tra gli assemblati, e una notevole sorpresa in positivo dalla Cuvée William Deutz 1996, oltre alla sempre grande Ledru, fin che dura. Un caro saluto!

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Zakk

circa 4 anni fa - Link

Eh si, la Ledru è eccezionale. Purtroppo mi sa che nel giro di un lustro il suo nome sarà solo un ricordo. Speriamo che i suoi vigneti vadano nelle mani giuste, tipo un qualche artista/artigiano sullo stile di Bereche e non nelle grinfie di una maison che rovinerebbe il tutto.

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Cristiana Lauro

circa 4 anni fa - Link

A parte quando le maison "rovinano il tutto" per produrre un rosè come Dom Perignon 2002, allora tocca mettere da parte i pregiudizi. ;-)

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Alessandro84

circa 4 anni fa - Link

Consiglio il rosé di Jacques Selosse. Ad occhi chiusi, sembra di respirare l'aria di un giardino in fiore.

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Stefanoc.

circa 4 anni fa - Link

Bellissimo post, condivido, complimenti!!!!!

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Dandy

circa 4 anni fa - Link

Il suo post mi preoccupa non poco, ieri ho,infatti visitato jacques Beaufort, persona all'antica ed autentica altrimenti é un attore geniale..., ed ho acquistato i suoi champagne. In realtá Ho bevuto un Beaufort un mesetto fa rimanendone folgorato, spero tanto che lei abbia bevuto poco di Beaufort e si sia imbattuta in bottiglie non buone. Le faró sapere...

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Marco

circa 4 anni fa - Link

Per voi che l'avete bevuto... ma il KRUG BRUT ROSE' com'è :)?

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